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Stenting Diretto: Vale Realmente la Pena?

Bruno Villari

 


Per stenting diretto si intende la tecnica di impianto di stent senza preventiva dilatazione con palloncino. Oggi nella maggior parte dei centri con elevato volume di attività di interventistica coronarica la percentuale di angioplastica con stenting diretto varia dal 35 al 60% (1-3): con la seconda generazione di stent premontati tale procedura è coronata da successo nel 90-98% dei casi (1-5). La fattibilità dello stenting diretto è stata valutata con ottimi risultati adoperando numerosi stent della vecchia generazione tubolari, coil e persino con stent autoespandibili (2,6,7,10-13). Le caratteristiche principali che lo stent ideale deve avere per lo stenting diretto comprendono un basso profilo, elevata flessibilità e trackability, deve essere molto visibile ed avere un perfetto crimpaggio sul pallone. Il razionale dello stenting diretto (tabella I) è in considerazioni di tipo generale e di tipo locale.

Tabella I. Razionale dello stenting diretto

Le prime includono un risparmio di costi procedurali, per minore uso di materiali e contrasto: lo studio BET (Benefit of Evaluation of Direct Coronary Stenting) ha dimostrato un risparmio del costo procedurale del 18% ed una riduzione della quantità del contrasto del 14%; tali dati sono stati confermati anche in altri studi (6-7). D’altro canto la studio SWIBAP (Stent Without Balloon predilatation), randomizzato, ha invece dimostrato una riduzione del tempo procedurale e del tempo di fluoroscopia del 14% con lo stenting diretto, altri studi hanno dimostrato una riduzione del 30% del tempo procedurale e dell’esposizione dell’operatore e del paziente alle radiazioni (BET; DISCO). E’ anche stato dimostrato, inoltre, che la mancanza di pre-dilatazione porta una riduzione del tempo di ischemia indotto dalla procedura. Le considerazioni di tipo locale che costituiscono il razionale dell’uso dello stenting diretto sono per lo più legate a dati ottenuti nell’animale da esperimento che al momento hanno dato risultati contrastanti nell’uomo. Lo stenting diretto rappresenterebbe una procedura meno aggressiva verso la parete vasale, che provocherebbe minore dissezione (eventualmente coperta contestualmente dallo stent), ciò limiterebbe il contatto fra i fattori tissutali della parete vasale e i fattori circolanti responsabili della restenosi (8), portando secondo alcuni ad una riduzione della restenosi (1-3). Mentre la possibilità di indurre minore dissezione con lo stenting diretto è dimostrata in molti lavori (1-3) e condivisa dalla maggior parte degli operatori, risultati contrastanti vi sono in letteratura riguardo alla capacità di avere meno restenosi senza predilatazione: sia lo studio PREDICT (Predilatation vs. Direct Stenting in Coronary Treatment) che lo studio DISCO (Uso Directo de Stent Coronario), studi randomizzati, hanno dimostrato che a 6 mesi la percentuale di MACE e di restenosi è comparabile con o senza predilatazione. Lo studio spagnolo (DISCO) ha tuttavia dimostrato che la lunghezza dello stent applicato direttamente, senza predilatazione, è significativamente minore di quello applicato dopo predilatazione (14.6 mm vs. 15.7 mm; p<0.009): e ciò potrebbe comportare vantaggi al follow up. D’altro canto però la predilatazione può portare ad un maggiore guadagno di MLD che è un elemento che tende a ridurre anche esso la incidenza di restenosi. La possibilità di utilizzare stent premontati su palloni con spalle strette (tecnologia STEP) consentirebbe infine di limitare il traumatismo dovuto alla parte di pallone non coperto dallo stent.
Con l’elevato grado di tecnologia applicata oggi nella progettazione di stent le indicazioni allo stenting diretto si sono molto ampliate comprendendo virtualmente tutte le condizioni in cui tale procedura non sia specificamente controindicata (tabella II).

Tabella II. Controindicazioni allo stenting diretto

Le controindicazioni sono relative a condizioni generali, al vaso o alla stenosi. Le controindicazioni relative alla situazione generale comprendono la impossibilità ad ottenere un ottimale supporto della guida o un non buon back up del catetere guida, ed ancora una importante tortuosità del vaso prossimalmente alla lesione o la presenza di una vaso fortemente calcifico, mentre le controindicazioni relative alla lesione comprendono le lesioni lunghe, calcifiche o le occlusioni totali, così come la presenza di una lesione su biforcazione o comunque molto vicino all’origine di un ramo collaterale di grosso calibro. Controindicazioni relative sono rappresentate da lesioni ostiali della coronaria destra o di by pass venoso così come nell’angina stabile in cui è presente molto spesso una lesione verosimilmente fibrotica e difficile da dilatare. Risultati contrastanti emergono sull’uso dello stenting diretto nell’infarto miocardio acuto: alcuni studi dimostrano che in tale condizione lo stenting diretto riduce il rischio di embolizzazione distale ed il fenomeno del no reflow mentre altri studi sembrerebbero non confermare tale ipotesi (9).
La possibilità di ottenere almeno lo stesso risultato con una procedura più semplice, più economica e gravata da un minore numero di complicanze è comunque da valutare insieme a potenziali rischi legati alla procedura stessa. Innanzitutto vi è la possibilità di dover ricorrere ad incannulamento profondo con il catetere guida per garantire un buon supporto allo stent da posizionare e questa manovra non è priva di rischi. Vi sono poi una serie di considerazioni da valutare relative al sistema stent-pallone e relative all’operatore: lo stent deve essere perfettamente crimpato sul pallone al fine di evitare la perdita dello stent durante il crossing di lesioni severe. Il catetere a palloncino sul quale è montato lo stent deve essere non compliante e consentire alte pressioni di gonfiaggio (con una RBP >14 atm), in caso di stenosi resistenti, senza il rischio di sovradistensione del pallone stesso. Il profilo del tip distale del complesso pallone stent deve essere basso (40-50 inches) per consentire il crossing di lesioni severe, ed un rivestimento idrofilico sicuramente faciliterebbe l’avanzamento dello stent sulla lesione. In lesioni severe la occlusione del vaso provocata dal passaggio dello stent può rendere difficile il corretto posizionamento dello stent stesso. Ma il problema maggiore da considerare è relativo al fatto che ci si potrebbe trovare con uno stent che non è possibile espandere completamente perché in presenza di una stenosi particolarmente resistente e non è retraibile perché parzialmente rilasciato (anche se non espanso). Inoltre le manovre di retrazione dello stesso nel catetere guida non sono scevre da rischi anche per il sempre maggiore uso di cateteri guida 5 o 6 French.
Le condizioni relative all’operatore comprendono innanzitutto una idonea selezione dei casi, il fatto di metter in preventivo la possibilità di un fallimento e quindi la necessità di pre-dilatazione ed infine , in caso di espansione subottimale dello stent, la disponibilità di palloni ad alta pressione (20 atm) e corti per gonfiaggio supplementare.
In conclusione si può dire che è sicuramente dimostrato che lo stenting diretto porta un risparmio di costo e tempo procedurale.
Altri vantaggi sono stati suggeriti ma rimangono ancora da dimostrare in maniera assoluta ed in studi randomizzati. Dimostrata la fattibilità dello stenting diretto a breve termine in molte circostanze ed in lesioni anche complesse, nell’ attesa che gli studi randomizzati in corso terminino chiarendo in maniera inequivocabile il ruolo dello stenting diretto nella interventistica coronarica, è verosimile pensare che con il progresso tecnologico dei materiali si potrà ricorrere sempre meno alla predilatazione con il palloncino e che nel nostro futuro ci siano sempre più procedure di stenting diretto.

Bibliografia


  1. Webb JG: Is the direct approach the best? J Invas Cardiol 12: 202-5, 2000;11-28
  2. Oemrawsingh P, Schalij M, Srimahachota S, et al: Clinical and angiographic outcome of stent implantation without predilataion using the Jostent Flex Stent. J Invas Cardiol 2000; 12: 187-193
  3. Briguori C, Sheiban I, De Gregorio J et al: Direct coronary stenting without predilation. J Am Coll Cardiol 1999; 34: 1910-1915
  4. Herz I, Assali A, Solodky A, et al: Effectiveness of coronary stent deployment without predilatation. Am j cardiol 1999; 84: 89-91
  5. Bedossa M, LeBreton H, Commeau P, et al: Stenting without predilation with ballon in non-complex lesion: immediate and mid term results in a series of 106 consecutive implantations. Am J Cardiol 1998; 128:51S
  6. Wilson SH, Berger PB, Mathew V, Bell MR, Garratt KN, Rihal CS, Bresnahan JF, Grill DE, Melby S, Holmes DR Jr: Immediate and late outcomes after direct stent implNTtion without ballon predilation. J Am Coll Cadiol 2000; 35:937-43
  7. Chan AW, Carere RG, Solankhi N, Dodeck A, Webb JG: Coronary stenting without predilatation in broad spectrum of clinical and angiographic situations. J Invas Cardiol 2000; 12: 75-79
  8. Herz I, Assali A, Adler Y et al: Coronary stent deployment without predilatation: prevention of complications of venous graft angioplasty. Angiology 1998:49:613-617
  9. Rogers C, Parikn S, Seifert P, Edelman E. Endogenous cell seeding: remnant endothelium after stenting enhances vascular repair. Circulation 1996; 94: 2909-2914
  10. Figulla HR, Mudra H, Reifart N, Werner GS: Direct coronary stenting without predilatation: a new therapeutic approach with a special balloon catheter design. Cath Cardiovasc Diagn 1998; 43: 245-252
  11. Pentousis D, Guerin Y, Funck F, et al: Direct stent implatation without predilatation using the multilink stent. Am J Cardiol 1998; 82: 1437-1440
  12. Hamon M, Richardeau Y, Lecluse E, et al: Direct coronary stenting without balloon predilation in acute coronary syndromes. Am Heart J 1999; 138: 55-59