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Trattamento dellaneurisma dellaorta addominale con endoprotesi aortobisiliaca nel laboratorio di emodinamica: risultati a medio termine
M. Boscarini, P. Averono, S. Castiglioni, G. Covaia, S. Repetto
| Introduzione |
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Lincidenza di AAA è stimata in 20-40 casi/100.000 abitanti per
anno (1). LAAA è responsabile dell1,7% delle morti nei soggetti
tra i 65-74 anni (2). Non vi è una terapia medica adeguata per controllare
la crescita o il rischio di rottura dellAAA. La terapia è chirurgica
con una mortalità perioperatoria degli interventi in elezione del 3%,
e un incidenza variabile di infezioni, laparocele, accidenti vascolari, insufficienza
renale e respiratoria. La chirurgia attuale si basa sulla inserzione di una
protesi (graft) di Dacron suturata alle estremità dellarea aneurismatica.
La recente introduzione di endoprotesi (stent-graft) aortobisiliache ha rivoluzionato
il trattamento di questa patologia. Le indicazioni allimpianto dellendoprotesi,
inizialmente limitate a quei soggetti con indicazione chirurgica ed elevato
rischio operatorio per insufficienza respiratoria, cirrosi epatica, gravi cardiopatie,
morbo di Parkinson e addome ostile per precedenti interventi (3), sono attualmente
estese anche alla luce dei confortanti dati di follow- up (4-5).
In
accordo a quanto definito dalla Società di Chirurgia Vascolare e dalla
Società internazionale per la Chirurgia Cardiovascolare (9) si definisce
successo, del trattamento endovascolare dellAAA, il posizionamento dellendoprotesi
senza morte, senza ricorso ad intervento di ricostruzione aortica tradizionale
entro un periodo di 30 giorni e senza persistenza, oltre le 48 ore, o comparsa
di endoleak.
Si definisce endoleak la persistenza di comunicazione tra la circolazione sistemica
e la sacca aneurismatica; l'endoleak può essere di I, II, III e IV tipo
(10). Il I tipo è dovuto alla mancata isolamento della sacca all'estremità
dell'endoprotesi. Il II tipo (il più frequente) è dovuto al flusso
di sangue, nella sacca, attraverso l'arteria mesenterica inferiore e le arterie
lombari. Il III tipo è dovuto a difetti di tenuta delle giunzioni dell'endoprotesi.
Il IV tipo è dovuto a difetti di tenuta del tessuto dell'endoprotesi.
Il 20% degli impianti di endoprotesi presentano endoleak
Vi sono stati 3 casi di linforrea in soggetti trattati con isolamento chirurgico
della femorale. Vi è stato un caso di microembolismo non invalidante.
Non vi sono state sepsi, né deterioramenti della funzionalità
renale.
| Risultati a distanza |
Il follow-up disponibile
varia da 2 a 26 mesi. Vi sono stati 2 casi di occlusione di una delle due gambe
dellendoprotesi; uno 5 giorni dopo la dimissione e laltro 3 mesi
dopo limpianto; tutti e due i casi, dovuti a trombosi del vaso a valle
della protesi con trombosi retrograda, sono stati trattati con fibrinolisi,
ricanalizzazione meccanica (trombectomia o angioplastica) ed impianto di stent
con buon risultato.
Il follow-up dei soggetti ha evidenziato un decesso per ictus a 3 mesi dallimpianto,
un caso di infarto miocardico non letale a 4 mesi dallimpianto, un episodio
di ischemia cerebrale transitoria a 2 mesi dallimpianto.
Un soggetto è stato sottoposto ad angiografia nel sospetto, poi smentito,
di endoleak. Sorprendentemente non si sono evidenziati casi di endoleak dopo
25 mesi di monitoraggio.
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Tab. 1- Principali caratteristiche delle endoprotesi in commercio |
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Tab.
2-
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| Discussione |
Le endoprotesi
sono state sviluppate (11) a partire dallo stent di Palmaz espandibile su
pallone (Cordis Endovascular, Johnson&Johnson, Warren NJ), con laggiunta
di una guaina di PTFE o di poliestere e con la successiva modifica della configurazione,
da tubulare a biforcata, si è giunti alla configurazione attuale.
Le endoprotesi, sono tutte modulari, ad eccezione di Endologix e Ancure costruite
in un unico pezzo. Le endoprotesi si differenziano per la morfologia e la
collocazione della struttura metallica (endo o esoscheletro), per la diversa
forza radiale e la diversa rigidità longitudinale (forza colonnare);
queste caratteristiche determinano i diversi comportamenti dopo limpianto.
La forza radiale rappresenta il principale meccanismo con cui le endoprotesi
si stabilizzano; altri meccanismi sono la presenza di uncini e barbe, la frizione
della protesi sulla parete vasale.
Alcune endoprotesi sono disponibili in un range di misure ristretto, altre,
come Talent e Cook sono disponibili anche su misura. Tutte le endoprotesi,
ad eccezione della Cook Zenith, hanno un aggancio sottorenale; questultima
ha un modulo metallico non ricoperto di tessuto allestremità
craniale che viene fissato, con barbe, a cavaliere sopra le arterie renali.
Come indicato nella tabella 1, le dimensioni (espresse in French) del delivery
system su cui le diverse endoprotesi sono montate variano sensibilmente;
ciò è determinante ai fini dellapproccio, percutaneo o
chirurgico, alle arterie femorali.
Leleggibilità allimpianto di endoprotesi è fortemente
condizionato allesclusione di alcuni requisiti anatomici esposti nella
tabella 2; pertanto la selezione dei candidati al trattamento con endoprotesi
passa attraverso un accurato studio mediante angioTAC spirale con contrasto.
Il nostro coinvolgimento nel trattamento dellAAA con endoprotesi è
nato da una specifica richiesta dei Colleghi Chirurghi. Sino ad allora la
nostra esperienza era limitata alla sola patologia ostruttiva dei vasi iliaci
e renali evidenziata nel corso di procedure coronariche; daltra parte
non vi era, nel nostro contesto ospedaliero, nessuna Unità Operativa
con una esperienza autonoma di impianto di endoprotesi aortiche. Questa opportunità
si è tradotta in unoccasione di approfondimento delle metodiche
diagnostiche connesse e di ampliamento della nostra esperienza in una patologia
vascolare, che spesso è una naturale evoluzione di quella coronarica;
infatti più del 40% dei soggetti trattati con endoprotesi sono risultati
a noi noti per interventi sul circolo coronarico. La familiarità con
i sistemi coassiali impiegati in Cardiologia Invasiva ha reso facile lapproccio
allimpianto. Ben più impegnativa è stata la curva di apprendimento
nelle indicazioni allimpianto e nella valutazione delle difficoltà
connesse ai singoli casi, per la necessità di rapportarci con un prodotto
nuovo, lendoprotesi, le cui caratteristiche andavano mutando nel panorama
dei prodotti offerti e i cui limiti ci erano sconosciuti. Per fare un esempio,
la nostra esperienza con lendoprotesi Vanguard II è stata interrotta
dal ritiro dal commercio della stessa dopo due soli impianti. La nostra scelta
di un rigoroso rispetto dei criteri anatomici allimpianto, si è
presto scontrata con lesiguità dei casi realmente eleggibili.
Nel 2000, primo anno in cui i tutti i pazienti dellambulatorio di chirurgia
vascolare con AAA furono sistematicamente valutati per limpianto di
endoprotesi aortica, furono selezionati non più di 3 casi per ogni
10 angioTAC visionate, anche per i limiti insiti in alcune endoprotesi, quali
i diametri massimi disponibili per il colletto o per le iliache. Limpiego
dellendoprotesi Talent ha in parte ovviato a queste limitazioni per
la disponibilità di endoprotesi con corpo sino a 32 mm. Un grosso limite
era sicuramente rappresentato dalla presenza di trombo e calcificazioni sul
colletto che possono rendere precaria la stabilità dellendoprotesi.
Benché la recente letteratura (12) abbia ridimensionato il rischio
di endoleak di I tipo e di migrazione dellendoprotesi, per questi motivi,
già dallautunno 2000, avevamo trovato nellaggancio soprarenale
dellendoprotesi Zenith (13) una risposta a questo tipo di limitazione.
Questa endoprotesi, anche per la grande varietà di misure e per lestrema
personalizzazione possibile, dovuta alla realizzazione in tre pezzi, ci ha
consentito di allargare le indicazioni sino a 8-9 casi ogni 10 esaminati,
senza averne pagato le conseguenze in termini di complicanze tardive.
Una volta definita leleggibilità del soggetto un accenno merita
limportanza dellaortografia nella fase di conferma delle misure
dellendoprotesi. Lesecuzione dellaortografia, con catetere
centimetrato, nel corso della procedura di embolizzazione, consente una più
corretta stima della lunghezza del tratto aorto-iliaco, sottostimata all'angioTAC
per la presenza di curve e tortuosità (14), limitando così,
in sede di impianto, costose aggiunte di prolunghe. Per quanto concerne limpianto
dellendoprotesi, un passo avanti nella semplificazione dellatto
operatorio, è stata ottenuta con il ricorso alla sutura percutanea,
che ha trasformato l'approccio chirurgico in percutaneo, quest'ultimo più
congeniale ad una sala di emodinamica.
Un accenno alla nostra scelta di impiegare la sala di emodinamica: la migliore
qualità della scopia , la disponibilità di tutti i materiali
indispensabili e la grande competenza del personale infermieristico e tecnico
giustificano la scelta peraltro condivisa dal chirurgo, che ormai ha imparato
a muoversi in questo ambiente.
Sulla base dei dati sin qui raccolti nel follow-up nei soggetti trattati,
che evidenziano assenza di endoleak di II tipo, la scelta di procedere ad
una sistematica embolizzazione dellarteria mesenterica inferiore, scelta
non condivisa dalla maggior parte degli Autori, sembra essersi rilevata vincente.
Il sospetto, in 3 soggetti della nostra casistica, di endotension (15-16),
definita come pressurizzazione della sacca in assenza di endoleak, e la rilevanza
dei riscontri di endoleak di II tipo in altre casistiche ci induce a prendere
in considerazione lembolizzazione sistematica delle arterie lombari
di calibro >2mm ( diametro minimo per accedere all' embolizzazzione con
catetere 5F). A nostro giudizio unembolizzazzione preventiva di queste
arterie elimina il rischio di interventi riparatori a impianto avvenuto, evitando
il rischio di infezione dellendoprotesi. La scelta di alcuni Autori
di monitorizzare, durante limpianto, la pressione della sacca, prima
di procedere ad embolizzazione, può rivelarsi inutile vista la tendenza
della sacca a pressurizzarsi solamente nelle ore successive allimpianto
(17).
La monitorizzazzione dei soggetti trattati ci ha consentito di rilevare la
morbilità di questi soggetti per accidenti vascolari a carico di altri
distretti, consigliandoci di sostituire l'acido acetilsalicilico, impiegato
per l'azione antiaggregante sullendoprotesi, con la ticlopidina, nellintento
di una più marcata azione antitrombotica sistemica.
Rimane da valutare nel lungo termine limpatto economico e organizzativo
della complessa serie di controlli strumentali che comporta, allo stato attuale,
la ripetuta esecuzione di angioTAC spirale ed eco color Doppler ancora indispensabili
ai fini di una dimostrazione scientifica dell'efficacia della tecnica endovascolare
a lungo termine.
| Conclusioni |
Dopo il chirurgo
vascolare e il radiologo anche il cardiologo si confronta con l'AAA. Nel nostro
caso l'esperienza è maturata in collaborazione con il chirurgo e non
in competizione con esso. La sala di emodinamica, già impiegata per
altri interventi in anestesia totale, si è rivelata un ambiente idoneo
ad un intervento che è molto al di fuori dello standard coronarico.
Del resto è proprio l'Emodinamica che si deve adeguare a nuove esigenze.
Dopo la rivoluzione della Cardiologia Interventistica coronarica, valvolare
e congenita che ha trasformato la vocazione squisitamente diagnostica della
sala di emodinamica, si apre ora una stagione in cui, prima con interventi
sulla patologia ostruttiva vascolare ora con interventi di correzione dell'AAA
l'attività dell'Emodinamica abbraccia tutto l'apparato cardiovascolare
ed è giunto il momento di pensare ad una figura di specialista in terapia
endovascolare.
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| Bibliografia |
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