|
|||||
|
|
|||||
| Home - Caratteristiche editoriali - Direttori e segreteria scientifica - Istruzioni per gli autori | |||||
|
|
|||||
Area tecnico-infermieristica
NUOVE PROSPETTIVE NELLA FORMAZIONE INFERMIERISTICA: ALCUNE RIFLESSIONI
Daniela Tartaglini
Università Campus Bio Medico, Roma
In questi ultimi anni importanti cambiamenti hanno reso indispensabile l’accesso di alcune professioni della salute in Università, tra queste anche la professione infermieristica. Tali cambiamenti possono essere identificati nelle grandi sfide per la promozione ed il mantenimento dello stato di salute in tutte le popolazioni che hanno richiesto un maggior controllo sui determinanti della salute: sociali, economici ed ecologici. Questo quadro ha imposto una progressiva riforma dei servizi sociosanitari in particolare nella ricerca ed applicazione di strategie finalizzate ad aumentare il livello di qualità delle prestazioni, a garantire equità di accesso ai servizi, a contenere i costi e ad inserire le politiche sanitarie in una rete più ampia di politiche generali in riferimento a questioni sociali, economiche e ambientali di piu’ ampio respiro.
Ma una migliore razionalizzazione dei servizi all’interno del sistema sociosanitario non è sufficiente o meglio è limitata se non è accompagnata da un radicale cambiamento di mentalità che deve investire tutti gli operatori coinvolti nel sistema compresa la stessa utenza. All’interno del sistema sociosanitario è necessario ripensare alla natura dell’atto sanitario, non piu’ visto come atto medico, ma come atto integrato e dunque come atto che richiede una fattiva collaborazione tra professionisti sanitari e sociali.
E’ una collaborazione multidisciplinare integrata, in cui le priorità operative non dovrebbero essere definite dall’importanza del profilo professionale coinvolto, quanto dalle caratteristiche e dalle priorità dei bisogni di salute che presenta l’utente e che vanno tradotti, per il sistema, in obiettivi operativi.
Negli ambiti della prevenzione, della cura e della riabilitazione tutti i professionisti della salute dovranno operare efficacemente in team, nel rispetto e comprensione delle reciproche responsabilità e autonomie di intervento con una particolare attenzione al coinvolgimento attivo del cliente/utente nel piano di cure e alla sua progressiva responsabiliz-zazione nella gestione di pratiche di autocura. Questo richiede che i professionisti della salute siano educati e indirizzati al lavoro multiprofessionale sin dall’inizio del loro percorso formativo per poi confrontarsi di volta in volta su problemi di salute e metodologie di intervento comuni. In parte, questo ci può spiegare il recente ingresso all’interno dell’università di alcune professioni sanitarie compresi gli infermieri. In parte, poiché rispetto a tale iniziativa, avviata nel 1992, giocano un ruolo fondamentale anche le innovazioni in campo tecnologico e scientifico che hanno imposto un sostanziale sviluppo nel campo della metodologia clinico/assistenziale e nella ricerca e conseguentemente la necessità di rivedere ad aggiornare sul piano scientifico i curricola formativi di tutti i professionisti della salute, necessità realizzabile nel contesto universitario che tradizionalmente unisce assistenza, ricerca e didattica.
In questi pochi anni di formazione universitaria, gli infermieri hanno sperato di vedere realizzati importanti cambiamenti finalizzati a favorire una crescita culturale ed educativa della professione, a promuovere uno sviluppo dei contenuti disciplinari dell’infermieristica con programmi di ricerca correlati, e conseguentemente a sollecitare e a contribuire al cambiamento di mentalità ed operativo, sovraindicato, nella realtà dei servizi. Speranze purtroppo non sempre realizzate con risultati formativi estremamente difformi su tutto il territorio nazionale.
Le cause possono essere identificate, nei corsi di diploma universitario, in una rigida articolazione tabellare dei corsi integrati che mantiene separazioni disciplinari e che obbliga ad integrazioni innnaturali e spesso risente di cristallizzazioni accademiche; nella consuetudine altrettanto accademica dei docenti di contenuto ad un trasmissione teorica e unidirezionale del sapere, scarsamente finalizzata ad un apprendimento utile (valenza formativa, applicazione, forma-zione metodologica all’uso degli strumenti cognitivi); nella distanza tra le basi teoriche soprattutto delle scienze di base e i momenti applicativi che debbono collegarsi all’esperienza professionale. In altri termini spesso è mancato un processo creativo capace di operare, sia sul piano teorico che nel tirocinio, una comprensione intelligente dei fenomeni per stimolare l’apprendimento, la curiosità, la ricerca, il gusto della scoperta, l’essere imprenditore di sé nella progressiva costruzione delle proprie competenze professionali.
Attualmente nell’ambito dell’autonomia didattica e dei decreti di area (D.M. 509/1999) si è verificata una ulteriore possibilità quella cioè di trasformare i diplomi universitari in laurea di primo livello e di poter strutturare il completamento della formazione post base nei master di primo livello, nella laurea specialistica, nei master di secondo livello e nei dottorati di ricerca.
Ciò rappresenta una grande conquista ma soprattutto un momento di forte crescita educativa a patto che tutto l’intero progetto formativo venga rivisto e sviluppato alla luce dell’attuale profilo dell’infermiere e delle linee di sviluppo del suo futuro esercizio professionale. Per questo è necessario costruire un primo quadro di riflessioni su alcuni temi generali di interesse infermieristico come per esempio:
· dei bisogni di salute della popolazione
· i fenomeni sociali, culturali, politici ed economici con attenzione anche alle dinamiche legate ai fenomeni della globalizzazione
· le indicazioni che provengono dagli organismi internazionali che si occupano di salute
· i processi di aziendalizzazione dei servizi sociosanitari
· le caratteristiche delle nuove generazioni
· le risorse locali di cui si dispone tenendo conto di tutte le possibili sinergie di scambio attivabili
· le innovazioni da realizzare nell’ambito delle strategie didattico formative (p.es. corsi on-line), connesse ad innovazioni di modelli organizzativi di servizi da sperimentare sul campo
· lo sviluppo della ricerca appli-cata a tutti gli ambiti del sapere professionale.
Tali elementi costituiscono lo scenario entro cui disegnare lo sviluppo progressivo delle competenze infermieristiche correlate ai vari livelli formativi. Sarà così possibile definire le competenze generali di assistenza infermieristica nel primo livello e le competenze specialistiche dei livelli successivi che faranno dell’infermiere un esperto in ambito clinico, un consulente, un ricercatore, un manager, un educatore.
Al centro di tutto questo insieme di riflessioni, fondamentale è il riferimento costante ai modelli concettuali infermieristici e ai valori della professione che permettono di definire con chiarezza la natura dell’assistenza infermieristica, il concetto di salute e malattia, il concetto di ambiente e di persona che costituiscono i paradigmi fondamentali per lo sviluppo dei contenuti disciplinari della infermieristica generale e clinica.
Su questo impianto sarà possibile stabilire la tipologia ed il peso da assegnare alle altre discipline (caratterizzanti non infermieristiche, di base, affini o integrative) nonché i percorsi elettivi che contribuiscono alla flessibilità del modello formativo.
La ricaduta sul piano operativo dovrà aiutare gli infermieri a sviluppare una nuova metodologia assistenziale non più basata sull’esecuzione di compiti ma sulla gestione di servizi ( es. servizi infermieristici per la gestione del dolore, per la riabilitazione dei pazienti con stomie ,ecc.) per la valutazione ed il trattamento di problemi assistenziali cioè delle risposte umane dell’individuo, delle famiglie, e delle comunità al continuum salute/malattia.
Il confronto costante tra i diversi poli formativi, lo scambio di docenti e studenti, le collaborazioni multiprofessionali a livello nazionale ed internazionale, nonché la flessibilità dei modelli e la ricerca costante di nuove sperimentazioni nel campo della didattica e dell’organizzazione dei servizi, rappresentano finalità fondamentali da perseguire per superare rigidi steccati, per implementare livelli di qualità su tutto il territorio nazionale, e contribuire a fare della infermieristica italiana una scienza umanitaria di alto profilo.